A Redmond in Microsoft non si stà con le mani in mano. Ecco le smartphone 3D touch. Windows Phone sarà integrato con un gestore touch 3D. Lo smatrphone si chiamerà McLaren e avrà display da 5,2 pollici a 1080p, fotocamera da 20 Mpixel, 64 GB di storage
La sua uscita è prevista per ottobre 2014 in concomitanza con l’uscita dell’Apple iPhone 6. Si arriva ad ipotizzare una schermo quad-HD da 2560×1440. Ci sarà però una versione maggiorata di McLaren (andrà a sostituire il Lumia 1520), ovvero un device da 6 pollici o oltre.

Di seguito un video su You Tube che mostra le potenzialità del device

Il gestore touch 3D sarà un’esperienza veramente innovativa e posizionerà questo smartphone ai vertici dell’offerta autunnale.

Per prevenire i disturbi alla vista correlati all’utilizzo dei videoterminali (VDT), non è sufficiente curare l’illuminazione, utilizzare idoneo hardware o determinare buone condizioni ambientali del luogo di lavoro. È necessario anche scegliere la giusta collocazione delle varie attrezzature di lavoro, stare attenti alla dimensione degli spazi e alle caratteristiche degli arredi in funzione dell’attività lavorativa prevista e delle caratteristiche di ciascun lavoratore.
Riguardo alla postazione di lavoro riportiamo vari suggerimenti che possono risultare utili anche per i lavoratori che, non utilizzando videoterminali in modo sistematico e abituale per venti ore settimanali, non sono soggetti alle attenzioni contemplate dalla legge (Decreto Legislativo 9 aprile 2008 n. 81 – Titolo VII).
Innanzitutto è indispensabile posizionare i diversi elementi in funzione dell’attività lavorativa da svolgere:
schermo: “deve essere posizionato in modo tale che il bordo superiore sia posto all’altezza degli occhi, o al di sotto di essa, e a una distanza compresa tra i 50 e 70 cm, per evitare l’affaticamento della muscolatura oculare e le contratture dei muscoli del collo.
leggio: “il foglio sul quale si legge il testo da digitare rappresenta il più importante fattore di sollecitazione per gli occhi e i muscoli del collo. Pertanto, durante i lavori di copiatura è opportuno utilizzare un leggio portadocumenti accanto al monitor. È inoltre importante disporre il leggio ad una distanza dall’operatore circa uguale a quella dello schermo in modo da evitare di sforzare gli occhi con un continuo accomodamento”.
tastiera e mouse: “è necessario disporre di spazio sufficiente sul piano di lavoro anche per consentire il corretto appoggio degli avambracci. La tastiera deve essere indipendente dallo schermo, movibile e regolabile in altezza, sufficientemente stabile (non deve scivolare). La tastiera deve essere sistemata davanti all’operatore per evitare torsioni del collo e del busto. Lo spazio davanti alla tastiera deve essere sufficiente (da 15 a 20 cm almeno) per consentire l’appoggio delle mani e degli avambracci. Il mouse deve essere posizionato accanto alla tastiera, e non ad un livello diverso rispetto ad essa”;
piano di lavoro, poggiapiedi, sedia: “L’ampiezza del piano di lavoro deve essere tale da permettere l’appoggio dell’avambraccio e consentire alla tastiera di raggiungere un’altezza pari a quella dei gomiti dell’operatore. L’altezza del piano di lavoro deve essere indicativamente compresa tra 70 e 80 cm, tuttavia, per garantire una maggiore adattabilità in base alle diverse corporature degli operatori, sarebbe auspicabile scegliere tavoli il cui piano di lavoro possa essere regolato per un’altezza compresa tra 68 e 84 cm”. Infine una buona sedia “deve consentire il mantenimento di una posizione seduta comoda e la riduzione dell’affaticamento della muscolatura dorsale e del carico sui dischi intervertebrali: deve permettere di cambiare la posizione facilmente e fornire un buon supporto alla colonna vertebrale. Le sedie devono essere girevoli (per evitare le torsioni del busto) e a cinque razze con sedile regolabile in altezza (da 42 a 55 cm). Anche l’altezza e l’inclinazione dello schienale devono essere regolabili e i comandi di regolazione devono essere di facile accesso e manovrabilità per l’operatore in posizione seduta”.

Questi alcuni elementi per migliorare la postura:
– “durante la digitazione, è importante che le spalle siano rilassate e che gli avambracci, i polsi e le mani rimangano allineati in posizione diritta e neutra;
– i polsi non devono essere piegati in avanti o all’indietro per evitare di provocare una pressione nella loro parte interna. Inoltre si deve evitare di angolare i polsi, durante la digitazione o l’uso del mouse, per evitare possibili infiammazioni di nervi o tendini;
– il tronco deve essere in posizione tendenzialmente eretta, con appoggio del tratto lombare allo schienale per ridurre la compressione dei dischi intervertebrali;
– i piedi devono essere ben appoggiati al pavimento;
– evitare, per quanto possibile, posizioni di lavoro fisse per tempi prolungati, e nel caso questo fosse inevitabile si raccomanda di praticare frequenti esercizi di rilassamento”.

Riguardo alle pause il D.Lgs. 81/2008 prevede (art. 175) per i lavoratori ‘addetti ai videoterminali’, “pause di 15 minuti ogni due ore di lavoro continuativo al videoterminale o più di frequente, se così stabilito dal contratto di lavoro collettivo o aziendale ovvero, in presenza di specifiche patologie del lavoratore, dal medico competente. Non sono da considerare come pause le attese relative ai tempi di elaborazione del software in quanto esse non consentono nessun riposo, anzi possono persino provocare ulteriore stress. Durante le pause o i cambiamenti di attività è bene non dedicarsi a mansioni che richiedano un intenso impegno visivo. È bene alzarsi e muoversi, anche per svolgere altre attività lavorative, purché non comportino un ulteriore affaticamento per la vista e la colonna vertebrale. Sarebbe opportuno dedicare una parte della pausa a esercizi di rilassamento e stretching o per eseguire un breve training degli occhi. In ogni caso, è necessario distogliere periodicamente lo sguardo dallo schermo per guardare oggetti lontani, al fine di ridurre l’affaticamento visivo; chiudere e aprire più volte le palpebre per stimolare la secrezione lacrimale”.

Per concludere riportiamo alcune indicazioni per i computer portatili o notebook.
In generale l’uso dei computer portatili comporta maggiori difficoltà nel mantenere una posizione ergonomica e per questo motivo non dovrebbero essere utilizzati nel luogo di lavoro se non per brevi periodi. Inoltre la maggior parte dei moderni computer portatili possiede uno schermo con una superficie molto riflettente (schermi lucidi), per garantire una resa ottimale dei colori, pertanto l’utilizzo di tali computer presenta maggiori rischi di affaticamento della vista.

Questi alcuni consigli utili per le attività con i notebook:
– regolare l’inclinazione, la luminosità e il contrasto sullo schermo in modo ottimale;
– quando si prevede di dover effettuare un lavoro prolungato è bene munirsi e fare uso di una tastiera esterna, di una base per il notebook (in modo da sollevare lo schermo) e di un mouse separati rispetto al computer portatile. È bene invece usare uno schermo esterno se i caratteri sullo schermo del computer portatile sono troppo piccoli;
– cambiare spesso posizione facendo pause molto frequenti;
– evitare di piegare la schiena in avanti;
– mantenere gli avambracci, i polsi e le mani allineati durante l’uso di mouse e tastiera, evitando di piegare o angolare i polsi.

E, infine, è opportuno evitare “attività prolungate di lettura e scrittura su tutte le apparecchiature informatiche con schermi di dimensioni ridotte quali net book (schermi di solito da 7-10”), smartphone, palmari, ecc., soprattutto se non presentano la possibilità di aumentare la dimensione dei caratteri”.

Quando il D-Wave 2 è stato rilasciato l’anno scorso, le aspettative erano molto alte. Il computer quantistico, disponibile in commercio per chiunque avesse a disposizione 15 milioni di dollari, aveva attirato l’attenzione anche della Nasa e dell’Nsa. Uno dei primi acquirenti è stato Google, che in seguito ha avviato un laboratorio per testare in modo più rigoroso le potenzialità computazionali della macchina, scoprendo che il sistema era davvero in grado di sfruttare effetti di natura quantistica.

Ora, però, per il D-Wave 2 è arrivato il primo grande inciampo. Uno studio pubblicato su Science ha infatti mostrato che il dispositivo quantistico non va più veloce di un sistema di calcolo convenzionale, mettendo in discussione tutto l’investimento di Google. Il team di scienziati dell’Eth di Zurigo che ha analizzato D-Wave 2 ha messo alla prova i punti di forza della macchina quantistica attraverso una serie di simulazioni di calcolo ad hoc, che ne testassero le effettive potenzialità. In sintesi, la macchina potrebbe essere sì un computer quantistico, ma non per questo deve essere più efficiente dei supercomputer elettronici già in commercio.

Se molte grandi aziende sperano ancora nell’accelerazione delle procedure di calcolo grazie ai computer quantistici, uno degli autori dello studio, Matthias Troyer, ha dichiarato che “il computer quantistico è stato costruito prima di sapere che cosa farsene”. Lo studio, da una parte, non nega del tutto la possibilità di avere computer quantistici più veloci, poiché non pone né limiti teorici né fisici; dall’altra, però, ha dimostrato che l’aumento di velocità per ora non si vede, e ha messo in luce molte altre ragioni per essere pessimisti. Prima fra tutte, il metodo di produzione dei dispositivi quantistici attraverso il processo di annealing (ossia di ricottura).

Secondo i portavoce di D-Wave, però, un recente lavoro di Itay Hen di Usc prova che l’aumento di velocità esiste già oggi. Inoltre, sempre secondo gli sviluppatori del processore, i computer quantistici potrebbero soppiantare l’informatica basata sul silicio nel giro di pochi anni. Se si tratta solo di previsioni troppo ottimistiche oppure di una rivoluzione latente nel mondo dei computer ce lo dirà solo il tempo, insieme ai risultati ottenuti dai laboratori di Google, che per ora restano top-secret.