Sono rapidissimi lampi di onde radio che appaiono in punti casuali nel cielo, e che da un po’ di tempo stanno dando filo da torcere agli astronomi. Nessuno infatti può prevedere quando apparirà il prossimo lampo radio o in quale costellazione. Quanto alla natura di questi segnali, che in inglese sono chiamati Fast Radio Burst (FRB), gli scienziati pensano si tratti di fenomeni naturali, anche se è ancora difficile stabilire quali. Sembra un caso disperato, ma grazie a nuove osservazioni oggi sappiamo qualcosa di più. Attraverso il grande radiotelescopio di Arecibo, un team internazionale ha infatti osservato un lampo radio apparso il 2 novembre 2012, dimostrando che il suo punto di origine si trova al di fuori della nostra Galassia. L’osservazione, pubblicata su The Astrophysical Journal, è la prima di questo tipo condotta dall’emisfero settentrionale e fornisce un nuovo importante tassello per capire questi enigmatici fenomeni.

I Fast Radio Burst restano infatti uno dei misteri dell’astrofisica moderna. Il primo di questi eventi, apparso nel 2011, è stato presentato solo l’anno scorso in una pubblicazione su Science a cui hanno preso parte anche ricercatori italiani dell’Osservatorio Astronomico di Cagliari e dell’Università di Cagliari. A un anno dall’annuncio della scoperta, sappiamo però ancora pochissimo di questi fenomeni. Uno dei problemi principali sta nel fatto che è impossibile determinare quando e dove apparirà uno di questi lampi.

“In media ci sono solo sette lampi al minuto da qualche parte in cielo, quindi dovete essere molto fortunati per avere il telescopio puntato nel posto giusto al momento giusto”, ricorda Laura Spitler, prima autrice del lavoro. Spitler lavora a Bonn presso l’Istituto Max Planck per la Radioastronomia, uno dei principali centri di ricerca europei nel settore dell’astronomia radio. La fortuna non è mancata di certo a Spitler e colleghi il 2 novembre 2012, quando con il telescopio di Arecibo hanno captato il segnale radio. Con i suoi 305 metri di diametro, questo radiotelescopio installato a Portorico è il più grande e sensibile strumento a singola parabola del mondo.
“Le caratteristiche del lampo visto dal telescopio di Arecibo e la frequenza con cui ci aspettiamo di vederne uno, sono consistenti con le caratteristiche dei lampi osservati in precedenza da Parkes”, ricorda Spitler. La scoperta e l’osservazione di questi fenomeni era infatti stata condotta finora con il grande radiotelescopio da 64 metri di Parkes in Australia. L’osservazione da Arecibo, prima nell’emisfero nord, ha quindi contribuito anche a convincere gli scettici. Poiché i FRB erano stati osservati finora solo dal telescopio australiano, c’era chi sosteneva che in realtà i segnali provenissero da sorgenti spurie vicine alla Terra o persino al suolo.
Chiariamo però che gli extraterrestri non c’entrano nulla con i FRB. Pur essendo molto strani, secondo gli astronomi questi segnali non hanno origine artificiale ma sono prodotti da fenomeni astrofisici, anche se non si sa ancora quali. “Il nostro risultato è importante perché elimina ogni dubbio che questi lampi radio siano davvero di origine cosmica”, sottolinea Victoria Kaspi, professore alla McGill University a Montreal e coautrice del lavoro. Kaspi coordina il progetto Pulsar Arecibo L-Band Feed Array (PALFA), una campagna osservativa mirata alla scoperta di pulsar e altri corpi celesti che ci aiutino a capire la complessa fisica delle stelle di neutroni.

Studiando in dettaglio il lampo radio, gli astronomi hanno potuto stabilire che il lampo proveniva da una regione esterna alla Via Lattea, la Galassia in cui viviamo. Per stabilirlo, gli scienziati hanno sfruttato un fenomeno, detto dispersione, legato alla propagazione delle onde radio nello spazio. Incontrando gli elettroni presenti nel mezzo interstellare, le onde radio sono rallentate in maniera più o meno grande in base alla loro frequenza. I segnali di bassa frequenza tendono ad avere velocità inferiore rispetto a quelle di alta frequenza. Osservando il lampo radio, gli autori hanno notato un effetto di dispersione molto pronunciato, più di tre volte quello atteso nel caso di una sorgente nella nostra Galassia. Per spiegare una dispersione così intensa, bisogna quindi concludere che questi lampi abbiano origine extragalattica.
Pur sapendo che questi lampi provengono da altre galassie, continuiamo a ignorare la loro vera natura. Potrebbe trattarsi di fenomeni legati all’evaporazione di buchi neri, fusione di stelle di neutroni oppure a brillamenti di magnetar, un tipo di stelle di neutroni con altissimi campi magnetici. “Un’altra possibilità è che siano lampi molto più brillanti degli impulsi giganti osservati in alcune pulsar”, aggiunge James Cordes della Cornell University presso New York, fra i coautori dello studio. Insomma, siamo solo agli inizi. Per capire davvero che cosa genera questi misteriosi segnali, bisognerà continuare a scandagliare con attenzione il cosmo. E sperare in un po’ di fortuna, che in astronomia non guasta mai.

A Redmond in Microsoft non si stà con le mani in mano. Ecco le smartphone 3D touch. Windows Phone sarà integrato con un gestore touch 3D. Lo smatrphone si chiamerà McLaren e avrà display da 5,2 pollici a 1080p, fotocamera da 20 Mpixel, 64 GB di storage
La sua uscita è prevista per ottobre 2014 in concomitanza con l’uscita dell’Apple iPhone 6. Si arriva ad ipotizzare una schermo quad-HD da 2560×1440. Ci sarà però una versione maggiorata di McLaren (andrà a sostituire il Lumia 1520), ovvero un device da 6 pollici o oltre.

Di seguito un video su You Tube che mostra le potenzialità del device

Il gestore touch 3D sarà un’esperienza veramente innovativa e posizionerà questo smartphone ai vertici dell’offerta autunnale.

Per prevenire i disturbi alla vista correlati all’utilizzo dei videoterminali (VDT), non è sufficiente curare l’illuminazione, utilizzare idoneo hardware o determinare buone condizioni ambientali del luogo di lavoro. È necessario anche scegliere la giusta collocazione delle varie attrezzature di lavoro, stare attenti alla dimensione degli spazi e alle caratteristiche degli arredi in funzione dell’attività lavorativa prevista e delle caratteristiche di ciascun lavoratore.
Riguardo alla postazione di lavoro riportiamo vari suggerimenti che possono risultare utili anche per i lavoratori che, non utilizzando videoterminali in modo sistematico e abituale per venti ore settimanali, non sono soggetti alle attenzioni contemplate dalla legge (Decreto Legislativo 9 aprile 2008 n. 81 – Titolo VII).
Innanzitutto è indispensabile posizionare i diversi elementi in funzione dell’attività lavorativa da svolgere:
schermo: “deve essere posizionato in modo tale che il bordo superiore sia posto all’altezza degli occhi, o al di sotto di essa, e a una distanza compresa tra i 50 e 70 cm, per evitare l’affaticamento della muscolatura oculare e le contratture dei muscoli del collo.
leggio: “il foglio sul quale si legge il testo da digitare rappresenta il più importante fattore di sollecitazione per gli occhi e i muscoli del collo. Pertanto, durante i lavori di copiatura è opportuno utilizzare un leggio portadocumenti accanto al monitor. È inoltre importante disporre il leggio ad una distanza dall’operatore circa uguale a quella dello schermo in modo da evitare di sforzare gli occhi con un continuo accomodamento”.
tastiera e mouse: “è necessario disporre di spazio sufficiente sul piano di lavoro anche per consentire il corretto appoggio degli avambracci. La tastiera deve essere indipendente dallo schermo, movibile e regolabile in altezza, sufficientemente stabile (non deve scivolare). La tastiera deve essere sistemata davanti all’operatore per evitare torsioni del collo e del busto. Lo spazio davanti alla tastiera deve essere sufficiente (da 15 a 20 cm almeno) per consentire l’appoggio delle mani e degli avambracci. Il mouse deve essere posizionato accanto alla tastiera, e non ad un livello diverso rispetto ad essa”;
piano di lavoro, poggiapiedi, sedia: “L’ampiezza del piano di lavoro deve essere tale da permettere l’appoggio dell’avambraccio e consentire alla tastiera di raggiungere un’altezza pari a quella dei gomiti dell’operatore. L’altezza del piano di lavoro deve essere indicativamente compresa tra 70 e 80 cm, tuttavia, per garantire una maggiore adattabilità in base alle diverse corporature degli operatori, sarebbe auspicabile scegliere tavoli il cui piano di lavoro possa essere regolato per un’altezza compresa tra 68 e 84 cm”. Infine una buona sedia “deve consentire il mantenimento di una posizione seduta comoda e la riduzione dell’affaticamento della muscolatura dorsale e del carico sui dischi intervertebrali: deve permettere di cambiare la posizione facilmente e fornire un buon supporto alla colonna vertebrale. Le sedie devono essere girevoli (per evitare le torsioni del busto) e a cinque razze con sedile regolabile in altezza (da 42 a 55 cm). Anche l’altezza e l’inclinazione dello schienale devono essere regolabili e i comandi di regolazione devono essere di facile accesso e manovrabilità per l’operatore in posizione seduta”.

Questi alcuni elementi per migliorare la postura:
– “durante la digitazione, è importante che le spalle siano rilassate e che gli avambracci, i polsi e le mani rimangano allineati in posizione diritta e neutra;
– i polsi non devono essere piegati in avanti o all’indietro per evitare di provocare una pressione nella loro parte interna. Inoltre si deve evitare di angolare i polsi, durante la digitazione o l’uso del mouse, per evitare possibili infiammazioni di nervi o tendini;
– il tronco deve essere in posizione tendenzialmente eretta, con appoggio del tratto lombare allo schienale per ridurre la compressione dei dischi intervertebrali;
– i piedi devono essere ben appoggiati al pavimento;
– evitare, per quanto possibile, posizioni di lavoro fisse per tempi prolungati, e nel caso questo fosse inevitabile si raccomanda di praticare frequenti esercizi di rilassamento”.

Riguardo alle pause il D.Lgs. 81/2008 prevede (art. 175) per i lavoratori ‘addetti ai videoterminali’, “pause di 15 minuti ogni due ore di lavoro continuativo al videoterminale o più di frequente, se così stabilito dal contratto di lavoro collettivo o aziendale ovvero, in presenza di specifiche patologie del lavoratore, dal medico competente. Non sono da considerare come pause le attese relative ai tempi di elaborazione del software in quanto esse non consentono nessun riposo, anzi possono persino provocare ulteriore stress. Durante le pause o i cambiamenti di attività è bene non dedicarsi a mansioni che richiedano un intenso impegno visivo. È bene alzarsi e muoversi, anche per svolgere altre attività lavorative, purché non comportino un ulteriore affaticamento per la vista e la colonna vertebrale. Sarebbe opportuno dedicare una parte della pausa a esercizi di rilassamento e stretching o per eseguire un breve training degli occhi. In ogni caso, è necessario distogliere periodicamente lo sguardo dallo schermo per guardare oggetti lontani, al fine di ridurre l’affaticamento visivo; chiudere e aprire più volte le palpebre per stimolare la secrezione lacrimale”.

Per concludere riportiamo alcune indicazioni per i computer portatili o notebook.
In generale l’uso dei computer portatili comporta maggiori difficoltà nel mantenere una posizione ergonomica e per questo motivo non dovrebbero essere utilizzati nel luogo di lavoro se non per brevi periodi. Inoltre la maggior parte dei moderni computer portatili possiede uno schermo con una superficie molto riflettente (schermi lucidi), per garantire una resa ottimale dei colori, pertanto l’utilizzo di tali computer presenta maggiori rischi di affaticamento della vista.

Questi alcuni consigli utili per le attività con i notebook:
– regolare l’inclinazione, la luminosità e il contrasto sullo schermo in modo ottimale;
– quando si prevede di dover effettuare un lavoro prolungato è bene munirsi e fare uso di una tastiera esterna, di una base per il notebook (in modo da sollevare lo schermo) e di un mouse separati rispetto al computer portatile. È bene invece usare uno schermo esterno se i caratteri sullo schermo del computer portatile sono troppo piccoli;
– cambiare spesso posizione facendo pause molto frequenti;
– evitare di piegare la schiena in avanti;
– mantenere gli avambracci, i polsi e le mani allineati durante l’uso di mouse e tastiera, evitando di piegare o angolare i polsi.

E, infine, è opportuno evitare “attività prolungate di lettura e scrittura su tutte le apparecchiature informatiche con schermi di dimensioni ridotte quali net book (schermi di solito da 7-10”), smartphone, palmari, ecc., soprattutto se non presentano la possibilità di aumentare la dimensione dei caratteri”.