Fino allo scorso 29 luglio, Microsoft aveva posto in essere la campagna “Ottieni Windows 10” predisponendo la visualizzazione, su tutti i sistemi Windows 7 e Windows 8.1, di un messaggio che invitava ad autorizzare l’aggiornamento alla più recente versione del sistema operativo del colosso di Redmond.

windows10

Dopo fine luglio scorso, Microsoft ha disattivato la comparsa del messaggio che invitava all’aggiornamento a Win10 ma i componenti responsabili della visualizzazione sono rimasti sui PC e sui dispositivi Windows 7 e Windows 8.1 degli utenti.
Oggi Microsoft rilascia un aggiornamento (KB3184143), attraverso Windows Update, che di fatto disabilita tutti i componenti di sistema usati per esporre il messaggio “Ottieni Windows 10“.

Non tutti sanno, tuttavia, che nonostante il 29 luglio sia ormai passato già da un pezzo, i possessori di una regolare licenza di Windows 7 o di Windows 8.1 possono ancora passare gratuitamente a Windows 10. La procedura da seguire è illustrata nel dettaglio di seguito:

IL PROCEDIMENTO DEVE ESSERE FATTO DA UTENTI CONSAPEVOLI DI AVERE LE CAPACITA’ TECNICHE MINIME PER FARLO. UN ERRATA PROCEDURA POTREBBE CANCELLARE LA PRECEDENTE INSTALLAZIONE DI WINDOWS ELIMINANDO DEFINITIVAMENTE ANCHE TUTTI I DATI PRESENTI SUL PC.

PROCEDERE CON ATTENZIONE ESTREMA O RIVOLGERSI A TECNICI ADEGUATI.

  1. Recuperare il codice Product Key dell’installazione di Windows 7 o di Windows 8.1 da aggiornare a Windows 10. Il Product Key lo trovate stampato sull’etichetta adesiva su PC o se avete il DVD/CD di installazione, nella confezione. Altrimenti ci sono varie modalità software o tramite comandi, fare riferimento al sito Microsoft.
  2. Scaricare l’ultima versione del Media Creation Tool da questa pagina cliccando su Scarica ora lo strumento.
  3. Avviare il Media Creation Tool e accettare il contratto di licenza.
  4. Scegliere l’opzione Crea un supporto di installazione per un altro PC.
  5. Scegliere la versione di Windows 10 da installare disattivando eventualmente la casella Usa le opzioni consigliate per questo PC. È fondamentale selezionare la stessa edizione dell’installazione di Windows 7 o di Windows 8.1 che si desidera aggiornare a Windows 10.
  6. Selezionare Unità flash USB se si desidera creare un’unità USB di boot da cui installare Windows 10 e aggiornare l’installazione di Windows 7 o di Windows 8.1 in uso.
  7. Al termine della procedura, si dovrà riavviare il sistema del supporto USB appena creato. Al momento della richiesta di inserimento di un codice Product Key, nella fase iniziale dell’installazione di Windows 10, si dovrà inserire quello di Windows 7 o Windows 8.1.
  8. La procedura di installazione di Windows 10 chiederà se effettuare un’installazione “pulita” (con la conseguente cancellazione di tutti i programmi e i file personali degli utenti) oppure se procedere con un aggiornamento dell’installazione di Windows 7 o Windows 8.1 (con la conservazione dei dati).
  9. Ad installazione di Windows 10 conclusa, si potrà digitare Attivazione nella casella di ricerca. Il sistema operativo confermerà che Windows 10 risulta attivo con un diritto digitale generato a partire dal Product Key inserito in fase di installazione.

    Se non si inserisse alcun Product Key durante l’installazione di Windows 10, sarà comunque possibile procedere in una fase successiva accendo alla schermata Attivazione quindi cliccando su Cambia codice Product Key.
    Effettuando il login in Windows 10 con un account utente Microsoft, il diritto digitale sarà associato a tale account rendendo ancora più immediata l’attivazione del sistema operativo, sulla stessa macchina, in caso di reinstallazione.

Secondo il quotidiano britannico The Times, Stephen Hawking sarebbe vicino al prestigioso premio Nobel grazie anche a Jeff Steinhauer, scienziato del Technion di Haifa, in Israele. Steinhauer afferma infatti di aver creato un buco nero in vitro, una sorta di piccolo modello da laboratorio attraverso il quale assicura di poter provare ciò che Hawking aveva calcolato in teoria: la sottrazione di energia e materia ad opera di particelle/antiparticelle virtuali che si allontanano dal buco nero.

Circa quattro mesi fa, l’annuncio fu fatto su un sito scientifico in attesa della pubblicazione dei dati completi dell’esperimento su una rivista accreditata. Se non salteranno fuori intoppi, questa volta il Nobel a Stephen Hawking – sentenziò il Times – non potrà toglierglielo nessuno.

Lo studio pubblicato sulla rivista Nature mostra la prova più convincente, fino ad ora, di particelle che sono in grado di sfuggire all’enorme campo gravitazionale di un buco nero.

radiazionedihawking

All’Università di Innsbruck tempo fa dimostrarono che è possibile, con la tecnologia attuale, costruire un modello acustico di buco nero, in cui le onde sonore prendono il posto della luce. Il buco nero acustico dovrebbe esplodere in un impulso di fononi (“particelle elementari” sonore), come secondo la teoria di Hawking i buchi neri tradizionali dovrebbero evaporare tramite la radiazione di Hawking.

Jeff Steinhauer e il suo gruppo hanno simulato presso l’istituto israeliano di tecnologia di Haifa un buco nero acustico, con onde sonore al posto di onde di luce. Durante l’esperimento hanno visto che alcune particelle scivolano via dal suo raggio di azione (il cosiddetto ‘orizzonte degli eventi’). Questo modello ha permesso loro di osservare un fenomeno simile a quello di Hawking, che fino a ora non era stato dimostrato empiricamente.

Uno dei sistemi fisici più adatti a creare le condizioni analoghe a quelle di un buco nero con onde acustiche è il condensato di Bose-Einstein. Si tratta di un sistema di atomi o altre particelle caratterizzate ciascuna da un valore intero o nullo di spin, una proprietà quantistica che possiamo immaginare come una rotazione attorno a un proprio asse. Grazie a questa caratteristica, quando questi atomi o particelle sono portati a temperature prossime allo zero assoluto, perdono le loro caratteristiche individuali e per un peculiare effetto della fisica quantistica iniziano a comportarsi come un tutt’uno.

Proprio questo sistema ha permesso ora la prima verifica sperimentale della radiazione di Hawking, ottenuta da Jeff Steinhauer del Technion-Israel Institute of Technology ad, Haifa, in Israele, in uno studio descritto su Nature Physics, che ha sfruttato atomi di rubidio.

Sfruttando le analogie tra fenomeni in apparenza diversi, si creano buchi neri acustici con proprietà simili a quelle dei buchi neri gravitazionali.
Contrariamente alla relatività ristretta, la relatività generale non va d’accordo con la meccanica quantistica. Da 70 anni tutti i tentativi di conciliare queste due teorie sono falliti e non disponiamo ancora di una teoria quantistica della gravitazione. Per fortuna, gli effetti di questa teoria dovrebbero manifestarsi solo a distanze molto piccole (dell’ordine di 10^ –35 metri), ben oltre la risoluzione attuale degli esperimenti.

Tuttavia bisognerebbe disporre di una teoria quantistica della gravitazione per studiare i fenomeni quantistici propri dei buchi neri, perché essi fanno appello alle proprietà dello spazio-tempo a scale molto piccole. Quando si studiano le proprietà di emissione di un buco nero, si ottengono risultati molto differenti a seconda che si utilizzi la descrizione classica o quantistica della luce. Le proprietà classiche furono l’oggetto di numerosi studi all’inizio degli anni settanta e tutti confermarono che un buco nero può assorbire materia e radiazione, ma non può emettere nulla.

Immaginiamo ora la sorpresa che causò nel 1974 l’articolo di Stephen Hawking in cui dimostrava che allorché si utilizzi la descrizione quantistica della luce, i buchi neri emettono una radiazione termica costante. Dopo lo scetticismo iniziale, questo risultato è stato ammesso dai fisici e, da allora, gioca un ruolo centrale nelle ricerche sulla gravitazione quantistica. Lo studio delle proprietà quantistiche dei buchi neri fa da sprone ai fisici che cercano di unificare relatività generale e meccanica quantistica.

Di fronte al persistere delle difficoltà nel progettare esperimenti risolutivi alle scale necessarie, alcuni di loro hanno deciso di sfruttare le analogie che esistono fra la propagazione della luce e quella del suono in un fluido. I loro lavori suggeriscono che a distanze piccolissime lo spazio-tempo possa comportarsi come un fluido.

Per costruire un buco nero acustico “è sufficiente” utilizzare un ugello di Laval. Si tratta di un dispositivo composto da una conduttura cilindrica che presenta una strozzatura concepita per accelerare il fluido a una velocità supersonica assicurandosi che rimanga regolare. In questo modo la velocità della corrente nell’ugello raggiunge e supera la velocità del suono nel fluido senza provocare deflagrazione sonora, come succede generalmente al superamento del muro del suono.

cilindro di Laval

La geometria acustica associata a questo flusso è molto simile a quella di un buco nero. Lo si verifica analizzando le traiettorie seguite dalle onde sonore. Nella regione in cui il flusso è supersonico, le onde sonore che si propagano controcorrente sono inesorabilmente trascinate a valle, come le onde luminose nella regione interna di un buco nero. La frontiera di questa regione, la sezione dell’ugello in cui il fluido supera la velocità del suono, ha lo stesso ruolo dell’orizzonte degli eventi del buco nero: separa le onde in due classi, quelle che possono risalire a monte e quelle che non possono.

Inoltre nella regione subsonica le onde che risalgono la corrente perdono energia allontanandosi dall’orizzonte, come fanno i fotoni sottoposti al “red shift” gravitazionale. Quindi si ritrovano le principali proprietà che caratterizzano l’orizzonte di un buco nero.