Stasera, 21 febbraio 2016 alle 19:00 è stato trasmesso in streaming l’evento Samsung denominato Unpacked 2016 nell’ambito del quale sono stati presentati i nuovi modelli  Galaxy S7 e S7 edge. Ecco i link della presentazione in diretta da Barcellona:

e il video ufficiale Samsung di presentazione dei nuovi  smartphone:

Non è più un segreto che i due smartphone differiscano principalmente per le dimensioni del display, entrambi sensibili alla pressione, da 5.1″ su Galaxy S7 e 5.5″ su Galaxy S7 Edge, che tra l’altro dovrebbe avere delle nuove funzionalità per i lati curvi, e soprattutto per la capacità della batteria, ricordate i problemi di durata con i precedenti modelli? Ora, Samsung afferma che possiamo dimenticarli, l’azienda sudcoreana doterà il suo nuovo smartphone di una 3000 mAh per S7 e 3600 mAh per S7 Edge, in grado di sostenere 13 ore di riproduzione video continua, per complessivi 2 giorni di autonomia totale. Le altre specifiche includono la risoluzione QHD, processore Snapdragon 820 (da noi Exynos 8890), sistema operativo Android Marshmallow 6.0.1, 4GB di RAM LPDDR4, taglio di memoria minimo da 32GB espandibile con microSD, certificazione IP67 per la resistenza contro acqua e polvere, invariati i tasti fisici e una fotocamera principale da 12 MegaPixel, che dovrebbe essere una BRITECELL. Perché Samsung avrebbe deciso di passare da 16 a 12MP? La società sudcoreana avrebbe scelto di puntare su altri aspetti del sensore, migliorando così la qualità degli scatti a discapito dei pixel; il sensore ha una dimensione pari a 1/2.5″ e pixel da 1.4 micron, molto più grande rispetto a quanto ipotizzato; ottime notizie per gli appassionati di foto notturne.

Novità anche per quanto riguarda il comparto audio, dal momento che una fonte anonima ha svelato che i due Galaxy S7 utilizzeranno degli speaker particolarmente potenti. Si parla di 1.2W per la capsula auricolare e ben 1.5W per lo speaker principale. Particolarmente interessante la possibilità di utilizzarli contemporaneamente, grazie ad ottimizzazioni software, per la riproduzione stereo dell’audio. Ecco la prima foto che li mostra dal vivo fianco a fianco.

Galaxy-S7

La somiglianza con il Galaxy Note 5 appare abbastanza evidente, almeno per quanto concerne il design. Le uniche differenze degne di nota risiedono nel vetro posteriore di S7, che appare curvo non solo di lato, ma lievemente anche nella parte superiore, e nella differenza nello spessore, che sembra lievemente maggiore di quello di Note 5. Ne consegue che la fotocamera di Galaxy S7 sporge molto meno rispetto ai precedenti modelli. Tra le altre novità il ritorno della batteria removibile, dello slot per la microSD e l’introduzione del 3S Touch.

L’appuntamento, atteso da cent’anni, è per domani pomeriggio a Washington. Gli astronomi Usa che lavorano all’esperimento LIGO, (Advanced Laser Interferometer Gravitational-Wave Observatory), dovrebbero annunciare di aver rilevato la presenza delle onde gravitazionali, ipotizzate cent’anni da Albert Einstein. Sarebbe state osservate grazie alla collisione di due enormi buchi neri, uno 29 volte più massiccio del Sole, l’altro 39 volte, che ha prodotto un nuovo “mostro” 62 volte più massiccio del Sole, ma con un diametro di poco più di 300 chilometri. Ma cosa sono le onde gravitazionali, perchè dovrebbero esistere e perchè cercarle? Ecco tutto quel che c’è da sapere, secondo il quotidiano The Guardian, su un fenomeno tanto sfuggente quanto fondamentale per la struttura dell’universo.

onde_gravitazionali

– Cosa sono le onde gravitazionali? Oscillazioni dello spazio-tempo, simile alle onde provocate da uno sasso in uno stagno, che viaggiano alla velocità della luce. Se si getta qualcosa di veramente grosso nella quiete dello spazio, come la collisione di due buchi neri o la fusione di due stelle pulsar, le onde gravitazionali create dall’evento si propagano non solo nella galassia, ma in tutto lo spazio-tempo. – Sono state trovate? Forse. L’annuncio del LIGO è atteso oggi.

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– Perchè pensiamo che esistano? Le onde gravitazionali sono state previste dalla teoria generale della gravità di Albert Einstein cento anni fa. Quasi tutto ciò che Einstein ha previsto è stato verificato con osservazioni o esperimenti, tranne le onde gravitazionali.

– Non erano già stata rilevate? Per qualche settimana nel 2014, gli astrofisici che lavoravano al telescopio BICEP-2 nell’Antartico furono certi di aver rilevato un segnale delle onde gravitazionali primordiali lasciate dal big bang. Ma le speranze tramontarono presto quando emerse che le osservazioni erano state viziate dalla polvere stellare nello spazio profondo. Due astrofisici ricevettero un Nobel nel 1993 per i loro studi su una pulsar binaria che si comportava in un modo che poteva essere spiegato con le previsioni di Einstein: le onde gravitazionali assorbivano l’energia dei due enormi corpi stellari, che finivano per orbitare ancora più vicini. Ma allora si trattò di una deduzione, non di una prova.

– Perchè perseverare? Perchè gli scienziati sono conviti che le onde ci devono essere, se le versione della fisica cosmica più accreditata ha senso. Se esistono, allora due lunghezza misurate con la massima cura con gli angoli giusti cambiano in modo quasi impercettibile quando le onde le attraversano. La caccia alle onde gravitazionali è in atto da decenni. Cinquant’anni fa Joseph Weber appese barre di metallo nella speranza di rilevare un movimento spiegabile solo con il passaggio di un’onda nello spazio-tempo. La Nasa nel 1972 inviò un misuratore di gravità sulla Luna con l’Apollo 17. L’Italia ha un suo programma sperimentale, con il rilevatore VIRGO, nella campagna intorno a Pisa. Le rilevazioni del LIGO sono cominciate nel 2002, ma un paio di anni da il programma ha subito una completa e costosa ristrutturazione, per potenziarlo. Il problema infatti è l’accuratezza: un’onda in arrivo da miliardi di anni luce di distanza può modificare il raggio laser del rilevatore, lungo quattro chilometri, di meno di un millesimo del diametro di un atomo.

– Perchè portare avanti una ricerca tanto faticosa? Perchè le onde gravitazionali possono rispondere a domande sul momento della creazione. Gli astronomi guardano indietro nel tempo e nello spazio. Per vedere un oggetto lontano 13 miliardi di anni luce, captano una luce emessa 13 miliardi di anni fa. Ma l’astronomia ottica non può guardare ai primi 400mila anni della storia dell’universo, che a qual tempo era così denso e vischioso che la luce non riusciva a liberarsi dalla zuppa primordiale. Le onde gravitazionali però c’erano fin dall’inizio.

– La scoperta dele onde gravitazionali significherebbe che non c’è più nulla da capire in astrofisica? No. Le domande si moltiplicano invece. Perchè l’universo visibile è fatto di materia e non di antimateria? E perchè il 96% è invisibile e impossibile da rilevare, composto di materia oscura e dell’ancora più misteriosa energia oscura? Perchè sembra stabile? E’ l’unico o ce ne sono migliaia di miliardi? la conferma definitiva delle teorie di Einstein darebbe al risposta finale a molte domande, ma aprirebbe un’altra serie di misteri da risolvere.

Brilla 570 miliardi di volte più del Sole e 20 volte più della Via Lattea: è la supernova più luminosa mai vista, un cataclisma cosmico tanto gigantesco quanto misterioso. Descritta su Science, si chiama «Asassin», almeno così i ricercatori pronunciano l’acronimo del programma che l’ha scoperta, ASAS-SN (All-Sky Automated Survey for SuperNovae system), coordinato dalla Ohio State University.

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«Brilla oltre due volte più di qualsiasi altra supernova finora conosciuta», scrive il coordinatore della ricerca, Subo Dong, dell’Istituto di Astronomia e Astrofisica dell’università di Pechino. Il gruppo di ricerca internazionale comprende gli italiani Gianluca Masi, responsabile scientifico del Virtual Telescope Project di Ceccano (Frosinone), e Filomena Bufano, dell’osservatorio di Catania dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf). Se la supernova da record, chiamata ASASSN-15lh (SN 2015L), «si fosse trovata alla distanza di Sirio, la stella più luminosa nel cielo notturno, l’avremmo vista brillare con una luminosità apparente pari a quella del Sole», ha detto Masi. «È un fenomeno eccezionale – ha aggiunto – e osservarlo è stata grandissima emozione». Esplosa con una potenza 200 volte superiore a quella di una tipica supernova, ASASSN-15lh si trova a 3,8 miliardi di anni luce dalla Terra, nella costellazione dell’Indiano, visibile solo dall’emisfero australe. È una delle rarissime supernovae super-luminose (Ssl): finora ne sono state osservate solo poche decine.

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Perciò, ha detto Bufano, studiarla «è fondamentale per interpretare e comprenderne l’origine fisica, intesa come tipo di meccanismo di esplosione e natura della stella progenitrice, probabilmente appartenente alla generazione di stelle formatesi nelle prime fasi dell’Universo». La supernova «Assassina» è anche uno straordinario rompicapo cosmico. Lo ammette lo stesso Dong: «I meccanismi dell’esplosione restano avvolti nel mistero, considerate l’immensa quantità di energia che essa ha riversato nello spazio». Non torna, ad esempio, che la galassia che l’ha ospitata abbia una massa superiore rispetto alle galassie nelle quali sono esplose altre supernovae. «Non possiamo escludere – ha detto Masi – che la supernova da record non sia esplosa in quella galassia, ma che sia un fatto “prospettico”». Non tornano nemmeno i dati relativi al nichel, il cui decadimento radioattivo è il “motore” delle supernovae: «Per una luminosità come quella raggiunta nel picco di ASASSN-15lh – ha rilevato – sarebbero necessarie non meno di 30 masse solari di nichel-56. Probabilmente ulteriori osservazioni chiariranno questo punto». Per fare luce sulla supernova “Assassina”, i ricercatori hanno ottenuto delle ore di osservazione con il più celebre dei telescopi spaziali, Hubble.