In materia di sicurezza sul lavoro, la Corte di Cassazione ha statuito la sussistenza della responsabilità penale del datore di lavoro che non mette a disposizione dei dipendenti attrezzature di lavoro adeguate, a nulla rilevando il fatto che le parti del macchinario con cui gli stessi entrano in contatto risultino inoffensive.
Nello specifico, secondo la Sentenza n. 13987 del 25 marzo 2014, il datore, in applicazione delle norme antinfortunistiche, ha l’obbligo di eliminare le eventuali condizioni di rischio fornendo attrezzature sicure, senza distinzioni fra zone accessibili e zone inaccessibili agli operai, prevedendo eventuali condotte imprudenti da parte dei lavoratori.

La Commissione per gli Interpelli istituita presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ha fornito, in data 27 marzo 2014, alcuni chiarimenti in materia di salute e sicurezza sul lavoro in risposta a specifici quesiti pervenuti.
Tra i vari aspetti, la Commissione è intervenuta in relazione a:

 

  1. applicazione della sanzione per mancata vidimazione del registro infortuni (Interpello n.9/2014);
  2. obbligo di redazione del documento di valutazione dei rischi per volontari (Interpello n. 8/2014);
  3. applicazione dell’art. 90, comma 11 del D.Lgs n. 81/2008 in merito alla designazione del coordinatore per la progettazione (Interpello n. 2/2014);
  4. documenti che l’impresa appaltatrice è obbligata a consegnare al committente (Interpello n. 3/2014).